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Set 0722

L'Isola dei Famosi sta distruggendo flora e fauna in Honduras: ecco le prove

Pubblicato da Matteo Failla, Blogosfere staff alle 09:00 in Televisione


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Incredibile queste lettera inviata a Dagospia dal giornalista Giovanni Audifreddi di Vanity Fair. Si tratta di una risposta ad un'altra lettera pubblicata sul sito di D'Agostino.

Leggete con attenzione, scoprirete che L'Isola dei Famosi di Simona Ventura sta distruggendo l'arcipelago di Cayo Cochinos, dove soggiornano vip, non vip, troupe e via dicendo.

Egregio signor Carlo Costanzia,

sono Giovanni Audiffredi. Le scrivo, previa autorizzazione del direttore di “Vanity Fair”, Luca Dini, in merito alla sua lettera rivolta a Dagosia, riguardante il reportage sull’Isola dei famosi 5 da me redatto in Honduras. Da subito ci tengo a fornirle la mia mail personale, gaudiffredi@condenast.it, in modo che lei possa agevolmente contattarmi evitando che qualcuno creda che siamo entrambi a caccia di notorietà on line.

Detto questo vorrei aggiungere in premessa che dalla prima edizione dell’Isola dei Famosi ho seguito tutte le puntate del programma, una ventina dietro le quinte negli studi Rai di Milano, che sono stato 15 giorni a Santo Domingo durante la terza edizione, che per una settimana ho lavorato in loco a stretto contatto con la produzione del reality show, che ne ho seguito le fasi di elaborazione, selezione e messa in onda dei contenuti, che conosco personalmente una buon numero tra autori, cameraman e tecnici vari, che da anni lavorano all’Isola, che in questi quasi cinque anni del programma ho parlato più volte con Simona Ventura, Giorgio Gori patron di Magnolia, Francesco Pucci, direttore esecutivo dell’Isola, Antonio Marano, direttore di Rai Due, senza contare i tanti concorrenti italiani che si sono avvicendati.

E, infine, sono stato una settimana in Honduras nell’arcipelago di Cayo Cochinos. Ecco, non sono proprio un esperto, ma credo di poter dire, senza aver fatto il concorrente, che qualcosa sull’Isola la conosco anch’io. Rispetto il suo punto di vista maturato in un’esperienza di gioco, ma temo che lei sia male informato. Al contrario io, da 15 anni a questa parte, sono abituato a verificare in loco l’attendibilità delle notizie che fornisco ai lettori, senza esprimere mai pareri personali, ma sottoponendo esclusivamente fatti circostanziati raccolti attraverso un semplice, ma laborioso, lavoro di ricerca e di cronaca.

Primo: non è affatto vero che un responsabile della Fondazione che gestisce la tutela ambientale, si chiama Honduras Coral Reef Found, è sempre presente in loco durante le riprese. Per esempio quando ci sono stato io, e stavano già girando del materiale per i promo tv, non c’era. Era reperibile telefonicamente, ma non in loco. Le troupe erano scortate da dei militari di leva.

 

Secondo: lei afferma che su Cayo Paloma, il set principale dell’Isola, non c’è alcun santuario di uccelli marini. Certo, ci sono i famosi e i pennuti se la battono. Ma sei lei si fosse preso la briga di leggere il Plan de Manejo del Monumento National Marino Arcipelago Cayos Cochinos (il regolamento valido fino al 2009) redatto dalla Fondazione e dal WWF, (le fornisco il sito inernet dove lo può consultare: (www.opwall.com/Library/Honduras/Honduras%20Marine/Management/Cayos%20Cochinos%20Management%20Plan.pdf) saprebbe che a pagina 19 si parla delle 69 specie rare di uccelli, tra cui la paloma coroniblanca, che dà il nome al Cayo dove lei giocava, che popolano quelle isole, che vi fanno sosta durante le migrazioni e che hanno bisogno di cinguettare soli soletti, altrimenti perdono la bussola.

Terzo: lei dice che questa non è epoca di riproduzione delle tartarughe Careya. Sbaglia. Terminano di riprodursi ad ottobre. Lei dice che non ne ha mai vista una. Vale quello che le ho detto per gli uccelli. Le parrà strano ma sei lei è sulla spiaggia, la tartaruga disdegna la sua compagnia. Lei dice che probabilmente Cayo Paloma non è luogo di deposizione delle uova. Sbaglia ancora. Vada a pagina 17 del protocollo che le ho indicato prima. Ci troverà una bella piantina del WWF. Le tartarughe sono segnate con un’icona. E stanno su Cayo Paloma e su molte altre spiagge dell’arcipelago.

Quarto: lei afferma di credere, secondo la sua esperienza diretta, che “la Fondazione e il governo dell’Honduras stiano facendo le cose molto bene”. Ma come fa a dirlo? Perché ha trovato la spiaggia pulita? Esiste una legge dell’Honduras, la 114 del 2003 suddivisa in due protocolli, A e B, la può facilmente legger proprio sul sito della Fondazione (www.cayoscochinos.org) che enumera tutto ciò che si può fare e quello che non si può fare sulle Isole. Facilmente si renderà conto che, per esempio, accendere il fuoco che lei e gli altri concorrenti avete tentato di fare con fortune alterne, non si può fare. Per quanto riguarda la fossa biologica, se vuole le posso mostrare la fotografia che immortala la latrina costruita su Cayo Paloma, che non sembra proprio un bell’esempio di compatibilità ambientale.

Quinto: lei dice che i cavi sottomarini tirati dalla produzione per la messa in onda non rovinano i preziosi e rari coralli. Peccato che Adami Cubas, responsabile del Ministero dell’Ambiente dell’Honduras, a Vanity Fair abbia dichiarato: «È vero, sono stati fatti dei danni. L’impatto sulla natura dei famosi, e di tutto ciò che gira loro intorno, è stato forte. Ne hanno risentito la vegetazione, i coralli, la fauna marina».

E poi abbia fatto espressamente riferimento ai cavi sottomarini che grattano i coralli. Infine, lei dice che non c’è traffico di barche. Beh, io ne ho contate otto, con motori fuoribordo da 200 cavalli, in due ore. Deve sapere che c’è un limite di velocità, 4 nodi, che viene sistematicamente violato, in primis dai motoscafi della Fondazione. Vede caro signor Costanzia, tutte le precisazioni che le ho fornito, nel tentativo, spero convincente, di dimostrare a lei e ai lettori che non racconto balle, sono in realtà quisquilie.

Ciò che conta è che Caoys Cochinos è un Monumento Naturale e che se Magnolia non avesse pagato il Ministero dell’ambiente (che poi a sua volta avrebbe girato del denaro alla Fondazione) per avere il permesso di trasformare alcune isole in set tv, lei non avrebbe mai potuto mettere piede lì. Sarebbe andato a Cayo Mayor, forse a Cayo Menor, sicuramente a Chachahuate dalla popolazione autoctona Garifuna, ma è escluso che avrebbe fatto il naufrago a Cayo Palma, dove, fino al 2006, c’era l’assoluto divieto di sbarco da parte della Fondazione.

Ciò che conta non è fare attenzione a non rovinare l’ambiente, ma non essere presenti in quell’ambiente che non è in grado di sopportare nessuna pressione. Sulla questione dei Garifuna, poi, la rimando alla sconfinata documentazione fornita da Ong, associazioni etniche e governative che denunciano da anni, a caro prezzo (hanno subito anche degli attentati personali) la situazione di palese discriminazione che viene adottata nei confronti di questa minoranza.

In proposito nel 2006 è stata fatta anche un’interrogazione parlamentare in Italia. Caduta nel vuoto. Io non sono un ambientalista radicale. A dire il vero quella santa donna di mia moglie mi rimprovera che gratto poco il gatto di casa. Però credo che se mi mettessi a fare la metà delle cose che avete fatto voi nella Riserva Naturale Arcipelago della Maddalena, dovrei vedermela giustamente con la Forestale e la Guardia Costiera. Il nostro Governo non ha grandi finanziamenti per il patrimonio forestale e ambientale in generale, ma non è ancora costretto a svenderlo per tentare di salvarne un pezzetto. L’Honduras sì.

In conclusione mi permetto, per la prima volta, un’annotazione personale per rispondere anche ad altre sollecitazioni ricevute dopo la pubblicazione del reportage. Io non ho nulla contro Simona Ventura, alla quale ho fatto in bocca a lupo di cuore per il programma. Non ho nulla di personale contro Giorgio Gori o contro Antonio Marano. E nemmeno contro Francesco Pucci, con il quale spesso mi sono fatto grasse risate. Non ho nulla contro il format Isola dei Famosi che spesso mi ha divertito. Questo, però, non mi ha impedito di fare il mio lavoro di semplice cronaca. La mia idea, visto che la Ventura ha improntato l’edizione nel segno della reciproca tolleranza di pensiero, è che il programma sia solo fuori posto, perché si svolge in una location inadeguata ad ospitarlo. E questa è una verità difficilmente controvertibile.

Giovanni Audiffredi

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Commenti

1. Carlo Costanzia, Sabato 22 Settembre 2007 ore 11:57

Gentili lettori per vostra infomazione vi allego mia lettera di risposta a quella del Sig Audifreddi, per dovere di cornaca.

 

Cordialmente

 

Carlo Costanzia

 

Egregio D’agostino Le scrivo riguardo all’articolo del giornalista Goivannin Audifreddi per Vanity Fair che ha riportato sul suo sito. Mi presento mi chiamo Carlo Costanzia, sono un concorrente italiano dell’edizione spagnola dell’isola dei famosi di quest’anno, terminata a fine giugno, che in Spagna si chiama “Supervivientes” nome credo più accattivante e appropriato, almeno per la Spagna, ma è mia opinione personale. L’isola è la stessa dell’edizione italiana dell’anno scorso e di quest’anno, Cayo Paloma, ed anche la casa di produzione è la stessa, Magnolia, la differenza è che in Spagna va in onda sull’emittente privata Telecinco ed inizia a metà aprile per finire a fine giugno. Come concorrente, la mia permanenza è durata otto settimane, quindi credo di poter dare un parere obiettivo e reale su quanto veramente succede sull’isola, in quanto solo vivendo in loco 24 ore il giorno si può sapere la verità, sui veri o supposti danni che si possono recare all’ecosistema dell’isola. L’articolo, lungo e dettagliato del giornalista, è sicuramente interessante per molti aspetti, soprattutto se scritto con l’animo di “difendere” le popolazioni autoctone dalla supposta invasione del cast e della troupe del programma, e non magari solo per scrivere un articolo su un programma comunque molto chiacchierato nel bene o nel male, e che dà visibilità a chiunque ne parli, come in questo caso, con sapiente e intelligente provocazione. Premetto, che non scrivo a nome o difesa di nessuno, né della casa di produzione Magnolia, tanto meno della Rai, non conosco né il signor Gori né la signora Ventura, è una mia iniziativa personale, e il mio parere credo è degno di attenzione per attendibilità, e parzialità. Incomincerò nel cercare si dare una spiegazione comprensibile di come si svolgono le giornate dei naufraghi e della troupe per poter dare ai lettori una visione generale dello svolgimento del programma, almeno per quel che concerne la versione spagnola essendo tra l’altro uno dei programmi più visti e seguiti dell’anno. Dal punto di vista di messa in onda, in Spagna c è un riassunto giornaliero di mezz’ora che va in onda alle 18, una serata principale del giovedì che inizia circa alle 22 e finisce 2 o 3 ore dopo, ed un dibattito di domenica sera sempre verso le 22, senza contare che durante il giorno ci sono almeno 3 o 4 programmi quotidiani che hanno uno spazio dedicato al programma, questo vi fa capire quanto questo programma è visto e seguito, tenendo conto che va in onda su Telecinco che è la prima televisione per audience in Spagna. I concorrenti, 12, più o meno conosciuti per distinte ragioni, sono “ gentilmente” scaricati da un elicottero in mare, a pochi metri dall’isola di Cayo Paloma, grande quanto un isolato di una qualsiasi città o cittadina, tempo di circumnavigazione a piedi: 3 minuti. Sull’isola ci sono esclusivamente, sabbia , pietre, piante da cocco, granchi, e paguri di varie dimensioni, niente altro. I concorrenti hanno a disposizione un kit di sopravvivenza per tutti, con cose di primaria utilità, una pala, un coltello, una fune, filo e ami per pescare, individualmente una stuoia di paglia per dormire, un costume da bagno, un pantalone e due magliette, acqua potabile razionalizzata, 2 litri a testa, e 4 di bevanda isotonica, fine. Ci sono 2 troupe di operatori diurni, composta di un cameraman, un fonico, e un editore, che scrive tutto quanto succede sull’isola, più un operatore subacqueo, arrivano alle 8 del mattino, ( l’alba è alle 5 ) vanno via alle 17, quando subentra il cameraman notturno, che rimarrà di notte sino al subentro dell’‘equipe di giorno, tassativamente proibito parlare con la troupe. Importante aggiungere che ci sono anche due responsabili sull’‘isola, un coordinatore della produzione, e, importantissimo, un guardiano della fondazione, presente 24 il giorno, con relativi turni, che controlla che equipe e concorrenti rispettino le severissime e giuste norme di rispetto dell’ambiente, scritte nero su bianco nel contratto stipulato con Magnolia, pena severe sanzioni anche economiche od addirittura espulsione. La base operativa della produzione è alla Ceiba, che dista 40 minuti di barca veloce con mare calmo ma che possono diventare 3 con mare mosso. La barca arriva tutte le mattine alle 8 deposita la troupe e la viene a prelevare alle 17 per ritornare alla Ceiba, quindi non mi sembra ci sia tutto questo grande traffico in mare, tra l’altro al 99% è mare aperto, quindi profondo, solo l’approdo all’‘isola è con basso fondale, ma avviene sempre con cautela e in un punto sabbioso. Le norme di rispetto sono le seguenti: è vietato salire sulle piante da cocco, se vuoi i cocchi devi usare quelli caduti, non puoi tagliare i rami delle piante, ma solo usare quelli caduti per terra o secchi, si possono prendere i granchi e i paguri per nutrirsi o pescare, ce ne sono moltissimi, e si riproducono velocemente, non è epoca di riproduzione delle tartarughe, mai vista una, e non credo neanche avvenga in quella isola. Si può pescare ovviamente, altrimenti sarebbe un problema per i concorrenti, ma ad eccezione di aragoste, razze e delle conchiglie, quelle grandi, pena incorrere in severe sanzioni, Quindi si pesca il resto dei pesci che ci sono, in grande abbondanza, ma ovviamente bisogna saperli pescare, e i concorrenti non sono gli unici a pescare in quella zona, ( per quel che pescano…) tutti i giorni si vedono caiucchi di pescatori locali. Per la pulizia personale è fornito un unico sapone biodegradabile, anche le eventuali creme solari lo sono. Per quel che concerne i “bisogni” non c è nessuna fossa biologica, ma un bel grande bidone della spazzatura, che è periodicamente svuotato, quindi non c è nessun tipo di contatto con il terreno, tra l’altro dopo un bel po’ di giorni che non mangi non ne hai neanche più bisogno, e per le esigenze liquide c è il mare…ma soprattutto non c'è nessun santuario di nessun genere di pellicani o uccelli marini, non sull'isola di Cayo Paloma, e gli uccelli marini, vengono tranquillamente all’alba a deliziare l’udito con i loro acuti. Anche il fuoco, quando si riesce a farlo od a vincerlo, viene sempre fatto in un punto preciso della spiaggia per non causare danni alla vegetazione. Di cavi sottomarini c è né uno solo, lungo massimo 200 metri, e visto con i miei occhi sott’acqua, non crea il minimo problema, sia per dimensioni che per posizionamento, e vi assicuro che sono un grande appassionato della natura e del mare. Non entro nel merito dei diritti e problemi dei Garifuna, ma posso assicurare che la fondazione fa un incredibile lavoro nell’arcipelago, è un vero paradiso terrestre, e la presenza della produzione del programma è assolutamente rispettosa delle severe norme, nonché assolutamente ininfluente sull’impatto ambientale, se non minimo sull’isola di Cayo Paloma, sulla popolazione dei granchi e dei paguri, che rapidamente è ristabilita. Credo che la fondazione e il governo stiano facendo le cose molto bene, e per quanto importante si voglia far apparire la situazione dei Garifuna, credo sia prioritario per uno dei paesi più poveri del mondo, dare l’opportunità di avere visibilità, e di usare al meglio le loro risorse, di dare una speranza a questa sfortunata, povera, ma dignitosissima popolazione, di avere uno sbocco nel turismo, e vi assicuro se avessimo noi in Italia gente così dedicata alla salvaguardia delle risorse ambientali e turistiche ne avremmo solo dei benefici. Forse la produzione non avrà lasciato dvd o televisori ai Garifuna, ma ho visto con i miei occhi molte persone aiutare la desolata moltitudine di bambini indigenti che vivono per le strade, anche se non risolve i loro problemi. Il giornalista dice che sarebbe un "puntatone" parlare dei Garifuna, io incomincerei dai bambini, esseri indifesi e incolpevoli, dell’Honduras o del resto del mondo, perché i Garifuna alla fine si buttano in acqua, pescano, mangiano o vendono le aragoste, ma i bambini che sono per strada sul continente, non hanno neanche quello, e forse si può sacrificare qualche cocco, granchio o paguro, a beneficio di telespettatori a volte passivi, per dare speranza e visibilità ad una parte del nostro complicato mondo; perché il mondo non è quello che vediamo attorno a noi tutti i giorni… è un’altra cosa… Concludendo, non ho voluto prendere le difese di nessuno, ho solo esposto ciò che ho visto e vissuto, se si vogliono cercare argomenti più “piccanti” si può parlare di come le 24 ore vissute dai concorrenti possono essere “stravolte” secondo le esigenze del copione per far apparire angeli, i diavoletti, e viceversa, non è inerente all’articolo, ma se ne può sempre parlare, comunque alla fine è sempre spettacolo, anche se vi assicuro, l’esperienza è devastante dal punto di vista emotivo e fisico, ti può veramente cambiare la vita se sai coglierne un significato più alto e spirituale, ed è un format che può dare molto di più di quello che è, il grande peccato è che al telespettatore arriva solo 1% di quello che si vive, ma forse è già troppo per qualcuno…anche se consiglieri a chiunque di fare questa esperienza, soprattutto senza telecamere… Un cordiale saluto da un “superviviente” Carlo Costanzia di Costigliole   

2. maria, Sabato 22 Settembre 2007 ore 20:52

ciao a tutti ho letto queste due lettere e onestamente come al solito non si sa mai a chi dare ascolto e credito. per quanto mi riguarda sono una semplice telespettatrice che paga il canone RAI e che è stufa di vedere questa spazzatura in televisione, non c'è nulla di vero è tutto già scritto e prestabilito. a questo punto mi chiedo chi è più stupido tra chi fa quetso programma e chi lo vede..

mha!!!

3. Matteo - Blogosfere Staff, Lunedì 24 Settembre 2007 ore 09:43

Grazie Carlo, pubblichiamo anche la tua lettera

4. Paola, Martedì 2 Ottobre 2007 ore 12:50

Cara Maria,

io credo invece che fra tutti il più stupido sia chi ne parla male. Io faccio parte della produzione e me ne vanto...

5. annamaria, Mercoledì 17 Ottobre 2007 ore 13:28

gradirei conoscere l'email di carlo costanza è possibile?

ciao.

6. renato, Giovedì 9 Ottobre 2008 ore 14:35

basta reality non se ne può più...

basta con questa falsa televisione, per giunta anche a pagamento.

7. Maurizio, Giovedì 27 Novembre 2008 ore 21:37

A bene, se ci riduciamo a vantarci per per il fatto che si fa parte della produzione di una: "cosa" del genere..... siamo a cavallo....

8. carlo costanzia, Venerdì 5 Giugno 2009 ore 18:01

9. MORENO PAGLIA, Lunedì 3 Agosto 2009 ore 11:33

credo che vedendo in che condizioni entrano i concorrenti , ed in quali escono beh....... di vero ci sarà pure qualcosa.... poi che i reality show piacciano o no è soggettivo, ma se hanno un successo così vasto ci sarà pure qualcuno che lo guarda.

A me personalmente piace.

Le polemiche che invece fanno concorrenti e giornalisti.....beh a cosa servono?

 

Saluti. Moreno.

 

10. GABRIELE, Venerdì 23 Ottobre 2009 ore 14:48

non vedo xchè i personaggi già famosi,si debbano ancora far diventare piu famosi che mai,la sua gloria l hanno già avuta in qualche modo,per cui,se x motivi loro,o x il pubblico non lo siano piu sono affari loro,largo ai giovani non famosi e spero che in un futuro ci siano piu realiti piu veritieri e non preconfezionati...bastaaa fate cose serie...poi una domanda !!!! mi dite come fà un personaggio in un realiti ad essere se stesso quando sà che ha da tutte le parti CI SONO Telecamere che lo riprendono ?????NON VI PARE CHE FACCIA DI TUTTO X ESSERE AL CENTRO DELL ATTENZIONE X POTER VINCERE ?X ME SI...CON TUTTO RISPETTO X LORO....

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