blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Cannes 2011: impressioni su The Tree of Life, film totale di Terrence Malick, con Brad Pitt e Sean Penn

Sabato 21 Maggio 2011, 06:00 in Cinema di

The Tree of Life, opera mastodontica di Terrence Malick presentata a Cannes 2011 è finalmente arrivata al cinema. Una prima opinione su Blogosfere Spettacoli

the-tree-of-life-cannes 2011.jpg

Inizio questo post con una confessione. Ho visto The Tree of Life, l'ultimo film del leggendario e misterioso regista Terrence Malick, presentato e in competizione al Festival del cinema di Cannes, già questo lunedì, durante la proiezione per la stampa. Non sono riuscito a scrivere nulla il giorno della visione perché troppo frastornato dagli stimoli visivi e totalmente incapace di articolare un discorso soddisfacente sul contenuto della pellicola. Stessa cosa per i giorni successivi, durante i quali speravo di riuscire a ordinare un po' i miei pensieri, ma nulla di definitivo si stagliava nella mia mente. Ho quindi iniziato a leggere in giro, notando opinioni condivisibili e altre meno, ma nessuna con la quale mi identificassi totalmente e che potessi fare mia.

Questo mio pezzo non vuole avere carattere conclusivo (e infatti progetto di tornare al cinema tra qualche tempo) ma semplicemente vuole essere una raccolta di pensieri confusi e disordinati.

Cos'è The Tree of Life? Dovessi rispondere brevemente direi che è il mastodontico, fallimentare per ambizione smisurata, tentativo di esprimere l'eterno interrogativo dell'uomo: qual è il senso del mio essere nel mondo?

Il guaio inizia quando si vuole descrivere il modo in cui questa domanda viene messa in scena dal regista. Il film infatti prende le mosse dalla narrazione dell'infanzia di Jack (uno Sean Penn sottoutilizzato, vedremo perché), dei suoi due fratelli e del rapporto ambivalente con i genitori, che secondo le intenzioni dell'autore incarnerebbero le due vie del mondo, quella della Grazia e quella della Natura (rispettivamente una Jessica Chastain dolce, eterea e flessuosa e un Brad Pitt autoritario, duro, nervoso).

tree of life - brad pitt.jpg

Fino ad un certo punto del racconto, che procede attraverso un affastellamento parecchio arbitrario di ricordi, situazioni, sensazioni, impressioni, questo confronto appare ben percepibile: l'abbraccio misterioso, ineffabile, misericordioso della vita rappresentato dalla madre amorevole che tutto perdona e comprende si scontra con il tentativo del padre di educare i figli alla disciplina, alla chiusura, all'inflessibilità, allo scopo di proteggerli da un'esistenza in cui solo chi ha sufficiente forza di volontà può esistere con pienezza.

Malick dimostra una sensibilità smisurata in questi frangenti: le immagini si susseguono in maniera sontuosa, grazie ad una macchina da presa che accarezza i protagonisti, li segue, sempre con grande rispetto, come se fosse un angelico osservatore chiamato a comprendere "il misterio eterno dell'esser nostro" (mi si perdoni se cito Leopardi). Questo senso di meraviglia funziona in maniera esponenziale quando vengono inquadrati i bambini, mai ritratti al cinema con altrettanta partecipazione e commozione.

La stupefazione dell'infante è forse una chiave per assorbire il film: molto spesso lo sguardo della macchina da presa si assesta ad un'altezza più bassa del normale, quasi un gesto di umiltà dell'uomo dinanzi alla grandezza del cosmo, che tutto comprende, tutto racchiude. Ecco però che, puntualmente, le singole sequenze si concludono con uno sguardo che si slancia verso l'alto, come se si volesse toccare la soglia del cielo. È significativo allora che la vista, in questa circostanza, sia ostruita dagli onnipresenti rami intrecciati degli alberi, un simbolo della poetica di Malick: il radicamento della Natura nella nuda terra, nel qui e nell'ora, in tutta la sua immediatezza, che però sente il desiderio lancinante di raggiungere la trascendenza, attraverso una protensione delle proprie membra verso l'altissimo empireo.

C'è poi tutta una lunga sequenza, circa 20 minuti, in cui si percorre la storia dell'Universo: dal Big Bang proseguendo attraverso tutta la successiva, stupefacente e incredibile storia del mondo narrata per immagini, fino ad arrivare all'avvento dei dinosauri e infine dell'uomo. Tutta questa parte sta a metà tra il documentario e il poemetto lirico visuale: la musica sacra che accompagna movimenti siderali, microgenesi della vita, evoluzione biologica e esplosioni della crosta terrestre da una parte riempie di malinconia, dall'altra annichilisce di fronte alla sublimità di ciò che passa davanti agli occhi.

Tutto ciò, dimenticavo di dirlo, è accompagnato dall'altro interrogativo perenne che attraversa il film: che ruolo svolge il Creatore in tutto ciò? Perché lascia perire le sue creature e sembra abbandonarle alla sventura e al dolore che attanagliano l'esistenza? La perdita dei propri cari, la delusione per una vita che pare non soddisfare i desideri dell'uomo, la connessione tra il singolo e il mondo vengono infine risolti in una sequenza finale di grandissima suggestione, che io onestamente non ho compreso, o di certo non in senso logico (e che quindi non racconto, per onestà intellettuale e per lasciarvi il piacere della sorpresa).

sean_penn_tree_of_life_malick.jpg

Si parlava di uno Sean Penn sottoutilizzato: l'attore si è molto lamentato del fatto che la sua parte sia stata sostanzialmente tagliata, ridotta davvero all'osso. Pare infatti che inizialmente il film dovesse durare ben tre ore, contro i 140 minuti circa attuali. Questo dettaglio porta a fare qualche considerazione, puramente ipotetica: originariamente il film avrebbe dovuto seguire in modo più netto una linea narrativa classica, esplicitando azioni e conseguenze che nella pellicola attuale sono raffigurati in maniera totalmente ellittica, oppure suggeriti molto allusivamente.

Il finale allora sarebbe arrivato consequenzialmente, e non all'improvviso, per induzione quasi, come se fosse lo svolgimento di un tema musicale, come accade ora. The Tree of Life si può paragonare tranquillamente ad una sinfonia: un solo ascolto non è sufficiente a esaurirne il significato, né si riesce a trattenerla nella memoria, perché il materiale sonoro, per quanto lavorato, eccede la misura della possibilità di ascolto.

Che Malick sia stato spaventato dalla propria ambizione, dal superbo tentativo di dire qualcosa di definitivo per via razionale ed abbia deciso di eliminare qualunque elemento che andasse in questa direzione? Essendo Jack il portatore principale del punto di vista sul mondo del film, potrebbe non essere così improbabile. Disancorando la struttura drammaturgica dell'opera da un punto di vista incarnato, umano, Malick sarebbe stato più libero di esprimersi per suggestioni visivi, corrispondenze segrete, rime, assonanze, come se il testo filmico fosse un'enorme poesia.

Tutto ciò da un lato affascina grandemente lo spettatore, dall'altro però lo lascia sbigottito e senza punti di appoggio che non siano la propria sensibilità, che deve essere allineata almeno in parte a quella dell'autore. Sinceramente non posso dirvi di aver compreso il significato di The Tree of Life, ma suggerisco a tutti di andarlo a vedere (e al cinema, per la magnificenza delle immagini), poiché si tratta di un'esperienza cinematografica che si ripeterà raramente negli anni a venire.

1
1
21 Mag 2011
alle 13:39

silvia

brad pitt è magnifico e vorrei tanto un suo autografo ...

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere