Drive: da Cannes l'action vincitore della Palma d'oro per la miglior regia

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Recensione del film di Cannes Drive, vincitore della Palma d'oro per la migliore regia. Solo su Blogosfere Spettacoli

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Ancora un altro film da Cannes, ancora un regista danese. Questa volta si tratta di Nicolas Winding Refn, autore molto promettente, conosciuto per la sua trilogia Pusher, per Valhalla Rising e Bronson (film attualmente nelle sale e di prossima recensione).

L’opera presentata al più famoso festival di cinema del mondo, durante il quale ha vinto la Palma d’oro per la miglior regia, un premio non da poco, si chiama Drive e vede come protagonisti Ryan Gosling e Carey Mulligan. Effettivamente la pellicola è strepitosa e ha meritato tutti i riconoscimenti pubblici che ha ricevuto, e forse molti altri a venire.

Il film racconta la storia di uno stuntman espertissimo, anonimo, che arrotonda lo stipendio offrendo i propri servigi di autista-complice durante rapine ad alto rischio cattura. Conosce casualmente una ragazza con un bambino; sfortunatamente la coppia sta aspettando l’imminente uscita di prigione del marito/padre, per cui il loro rapporto non può avere un futuro. Non di meno il protagonista decide di fare tutto il possibile per proteggere Irene e il figlio Benicio, anche a costo della propria incolumità, sacrificando anche il proprio futuro…

Drive è stato variamente descritto come un film d’azione pensante, non scontato con una propria estetica ed etica. Tutto ciò è assolutamente vero, e fa molto onore ad un regista qual è Refn che nelle sue opere precedenti (Bronson e Valhalla Rising su tutti) si disinteressato di logiche popolari e appeal commerciale per seguire la propria visione. L’ultima pellicola dimostra come, anche messo a confronto con una sceneggiatura convenzionale, egli sia capace di informare una classica storia hollywoodiano con la sua concezione del mondo. È un talento che pochi hanno al giorno d’oggi (Michael Mann è il primo nome che viene in mente, sopratutto in merito a Drive, anche se l’americano ultimamente è più orientato alla ricerca estetica fine a se stessa), quello di coniugare tecnica e profondità di pensiero senza inutile intellettualismi.

Il materiale visivo del film è organizzato in modo rigoroso, per raggiungere il massimo risultato possibile: si pensi solo all’iniziale fuga automobilistica: mai prima d’ora sequenze in macchina erano state girate con tale suspance hitchcockiana, imprimendo nello spettatore il senso dell’attesa e la dilatazione del tempo derivante dall’ansia di essere scoperti; ciò non toglie che anche quando Refn deve pigiare il tasto sull’accelleratore non si tira indietro e infatti le sequenze d’azione su quattro ruote trasmettono senso della velocità anche senza ricorrere a trucchi consolidati quali il montaggio iper-frammentato.

Caratteristica dell’opera è poi il suo carattere contemplativo, silenzioso, tranquillo che bene riflette l’indole dell’anonimo protagonista, il cui unico desiderio sarebbe quello di vivere un’esistenza al riparo dalle insidie del mondo; questo sogno, e il ritmo del film, sono interrotti da squarci improvvisi di violenza, mostrati in tutta la loro tremenda evidenza. A raffreddare ancora di più la temperatura nelle parti “statiche” e insieme a caricare di tensione gli attimi antecedenti alle tempeste concorre l’ottima colonna sonora, a base di brani electro-pop anni 80 notturni, naif e insieme mitici.

Notevoli le interpretazioni degli attori, a partire da un Ryan Gosling apparentemente inespressivo (come lo ero il giovane Clint Eastwood, per dire) e una misteriosa Carey Muligan indifesa e angelica; degni di menzione anche tutti i ruoli secondari, ottimamente caratterizzati e mai improntati alla macchietta, nonostante i rischi che il genere comporta.

Arrivati alla conclusione del film ci si accorge di non aver assistito semplicemente ad una usurata storia di malavita, quanto piuttosto a un lucido, spietato e commovente esempio di esistenzialismo: quelle che viene narrato da Nicolas Winding Refn è il peso delle scelte che si compiono nella vita, causate da attimi fatali che scolpiscono il destino, ineluttabile nel caso di coloro che lo riconoscono come tale e lo abbracciano consapevolmente.

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