Festival Venezia 2011: Valeria Solarino, Filippo Timi e Stefano Accorsi in Ruggine di Gaglianone

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Resoconto della seconda giornata di Venezia, con la presentazione del film italiano Ruggine. Segui la Mostra del cinema su Blogosfere Spettacoli

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La seconda giornata della Mostra del cinema di Venezia ha visto il livello qualitativo crescere notevolmente: merito di tale elevazione è stato sopratutto di Ruggine, la pellicola di Daniele Gaglianone, presentata nella bella cornice della Sala Darsena dal regista e dai tre interpreti adulti, Valeria Solarino, Filippo Timi e Stefano Accorsi.

I tre attori si sono detti molto soddisfatti per aver potuto collaborare con l’autore, sperimentatore visivo che preferisce rischiare qualcosa piuttosto che produrre il solito film italiano: almeno così ha voluto dichiarare al pubblico accorso ad applaudire la sua ultima fatica.

Ruggine infatti, pur trattando di una tematica non proprio originalissima (le molestie sui bambini e le loro ripercussioni sulle vittime divenute adulte), è una sintesi personalissima del romanzo originale di Stefano Massaron. Gaglianone infatti preferisce che a parlare siano le immagini con la loro forza espressiva, piuttosto che attraverso uno svolgimento narrativo tradizionale. Molte inquadrature astratte, di difficile decifrazione, spesso cupe, con una prevalenza di tonalità metalliche, tendenti alla corruzione della materia (preannunciata dal titolo).

I quattro interpreti principali (bisogna aggiungere l’assente Valerio Mastandrea) sono piuttosto bravi nel risultare credibili e sfiorare quasi lo stereotipo o la macchietta, in particolar modo l’orco Filippo Timi, che riesce a creare un personaggio che rimarrà impresso nella memoria cinematografica collettiva.

In concorso si è visto il film Saideke Balai (Warriors of the Rainbow: Seediq Bale), film taiwanese che, tra scene d’azione concitate e ben girate e momenti più epici forse un po’ goffi, racconta l’invasione giapponese dell’isola di Taiwan, con la conseguente ribellione della popolazione autoctona. Moltissime decapitazioni, sangue a volontà, digitale non all’altezza per la pellicola che ha dimostrato maggiore energia all’interno del concorso.

Per la sezione Orizzonti abbiamo visionato Cut, del regista iraniano Amir Naderi: opera realizzata interamente in Giappone, si tratta di una dichiarazione d’amore verso il cinema, in particolar modo quello classico, e un atto d’accusa durissimo verso la commercializzazione che la settima arte ha subito col passar del tempo. Purtroppo la lunga durata, 130 minuti, e la ripetizione stanca degli stessi avvenimenti frena la carica sovversiva del film, che metaforizza il dolore del protagonista per lo stato del cinematografo attraverso il suo lavoro forzato di sacco da boxe umano. Fosse durato una quarantina di minuti in meno, con qualche spunto di sceneggiatura in più sarebbe stato meritevole di una seconda visione, per coglierne tutti gli aspetti. Peccato!

Clicca sulle immagini dell’incontro col cast di Ruggine per ingrandirle

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p.s.
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