Festival Venezia 2011: Terraferma di Crialese con Beppe Fiorello, la recensione

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Mostra del cinema di Venezia: la recensione di Terraferma, capolavoro di Emanuele Crialese. Seguici su Blogosfere Spettacoli

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Dopo lungo cercare ecco finalmente un serio candidato al Leone d’oro di Venezia. La sessantottesima edizione della Mostra del cinema ha infatti trovato, secondo il parere di chi scrive, un film estremamente soddisfacente, sia in fase di sceneggiatura che di regia, con degli attori molto validi e persino un’aderenza allo stato di cose del nostro Paese (ma non solo) che rende Terraferma, l’ultima opera di Emanuele Crialese, un degno successore del capolavoro Nuovomondo.

In una sempre anonima isola siciliana, dietro la quale è lecito pensare si nasconda Lampedusa, la vita di una famiglia di pescatori viene sconvolta dal salvataggio di un gruppo di immigrati clandestini, tra cui una giovane donna in sul punto di partorire. Questa anomale situazione si scontrerà poi con le diverse prospettive per il futuro che ognuno dei membri del nucleo vorrebbe imporre agli altri: c’è chi vede come unica possibilità il turismo e quindi nega asilo ai rifugiati, chi vuole vivere come un pescatore, secondo il codice del mare (e quindi opponendosi alle legge dello Stato) che vieta di lasciare morire degli uomini se è possibile salvarli, e chi semplicemente vorrebbe un futuro migliore per il proprio figlio, obiettivo praticabile solo raggiungendo la terra ferma.

Crialese riprende tutti i propri elementi stilistici più riconoscibili, ma lo fa con stile e coerenza, senza mai appesantire il proprio discorso. Ecco allora ritornare le inquadrature dal fondo marino, l’attenzione ai visi scavati dal sole e dalla salsedine, sottolineati da una fotografia intensa che privilegia spesso il chiaroscuro e dipinge splendide fotografie della terra amata dal regista. Il tutto al servizio di un gruppo di attori (Beppe Fiorello, Donatella Finocchiaro, Filippo Pucillo, Mimmo Cuticchio) che incarnano, letteralmente, in maniera perfetta il proprio personaggio.

Durante la conferenza stampa si è parlato di politically correct e di film a tesi: niente di più sbagliato, perché il film del regista di Respiro, con il quale intercorrono molti legami, non vuole proporre una propria verità, né si permette di giudicare tradizionalisti, conservatori, modernisti, immigranti o forze dell’ordine. La grande forza della sceneggiatura sta nell’intrecciare i diversi fili tessuti dalle azioni dei protagonisti e nel mostrare come ogni posizione non solo possegga diverse sfaccettature, ma è anche direttamente collegata al suo opposto.

Non solo ricco di spunti di riflessione e molto intelligente: Terraferma è anche un film dal fortissimo impatto emotivo, che colpisce nel profondo lo spettatore, grazie alle suggestive musiche di Franco Piersanti, e gli pone degli interrogativi etici sulle scelte che ognuno compie per definire la propria umanità. Niente di politico, a meno che non si intende la politica come convivenza civile tra popoli e persone, significato forse ormai caduto in disuso.

p.s.
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