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Tiziano Ferro dichiara in un'intervista la propria felicità dopo aver fatto coming out.
Tiziano Ferro, dopo un anno dal suo coming out, ha deciso di tornare a parlare della sua vita privata, guarda casa proprio a ridosso dell'uscita del suo ultimo album L'amore è una cosa semplice.
Certo, l'orientamento sessuale del cantante era cosa molto discussa sin dai suoi esordi mediatici, ma il mistero era sempre rimasto tale. Stranisce invece adesso vedere un atteggiamento piuttosto ambivalente da parte di Ferro, che parla sì dei propri sentimenti, ma non dice praticamente mai quella parolina lì.
Sì, GAY. Come se fosse un tabù, o un segreto, ma ormai si tratterebbe di un segreto di Pulcinella che lui stesso a contribuito a rendere tale.
Perciò le dichiarazioni rese a Vanity Fair rimangono sorprendentemente vaghe, generiche:
"I primi due mesi sono stati strani. Con tutto il mio entusiasmo, la mia voglia di scoprire, di avere contatti, ero come un bambino che guida una Ferrari. Ho cominciato a vedere un mucchio di persone, a frequentare posti. Il muro che avevo alzato tra me e gli altri era crollato, in giro c'era un sacco di buona disponibilità, ma io non ci stavo di testa: non ero cambiato molto, e gran parte delle mie insicurezze e insoddisfazioni erano ancora lì."
Ovviamente si augura il meglio al cantante, che si definisce ancora impreparato per la sua nuova strada:
"Quando ti scopri persona che ama in età adulta, ti manca tutta l'esperienza che gli altri si creano nel tempo: la casistica del bigliettino, della ricorrenza, della condivisione. Ci vuole tanta pazienza, anche da parte dell'altro. Ho sempre pensato di essere nato per vivere in una relazione stabile, ma non lo avevo mai sperimentato. Mi conforta vedere che l'idea che avevo di me era giusta, e mi piace quello che sto scoprendo di me stesso, lati che finora avevo solo potuto intuire. Sono un romantico, ho sempre sognato l'amore: se mi fossi scoperto insofferente, sarebbe stata una delusione."
Eppure c'è da dire che anche l'intervista rilasciata da Fabio Fazio a Che tempo che fa è sembrata evanescente, fantasmatica: il presentatore, forse per pudore, ha girato attorno al concetto con varie perifrasi, ma anche lo stesso intervistato ha nicchiato e non hai mai preso la strada dell'esplicazione oggettiva, o della semplice nomenclatura.
Chiariamo: non è che la cosa mi interessi particolarmente, però ci si chiede perché sventolare prima la propria identità sessuale (che poteva benissimo rimanere privata) e poi dopo parlarne/non parlarne in maniera così scivolosa e liquida? Convenienze di immagine ai tempi? Ritorno sui propri passi? Strategia? Timidezza? Una certa acerbità? Schizofrenia mediatica?
A voi, se la questione vi preme in qualche modo...
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