ACAB film: trailer e recensione della pellicola che racconta la vita dei celerini

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Dal regista della serie Romanzo Criminale arriva ACAB - All Cops Are Bastard, il film tratto dal libro omonimo di Carlo Bonini

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Stefano Sollima è il regista della serie televisiva Romanzo criminale, universalmente conosciuta e celebrata in tutta Italia (dovreste sentire qua a Roma, è un florilegio di citazioni a ruota libera).

Grande attesa circondava il suo debutto cinematografico, il film Acab, tratto dall’omonimo libro di Carlo Bonini, inviato di Repubblica che aveva raccontato la vita dei celerini, gli appartenenti al reparto della polizia deputato al servizio di pubblica sicurezza. I soldati dello Stato, per dirla in maniera spiccia.

L’attesa era grande anche perché il tema del film è ampiamente politicizzato: la crisi economica in cui versa il Paese ha acuito il disagio sociale, il malcontento è alle stelle, e molti appelli vengono lanciati alle forze dell’ordine affinché queste si schierino coi manifestanti o addirittura con le frange più sovversive e violente.

Il film di Sollima da una parte svicola dalla polemica politica facilmente riconoscibile (l’appartenenza, e quindi la fedeltà, di questi personaggi ad ambienti di estrema destra) ma dall’altra si promette di ricontestualizzare questo tema dandogli una prospettiva più prettamente sociale.

Il ruolo del celerino, si intende dalla visione della pellicola, è quello di catalizzatore dell’odio sociale che lacera il mondo in cui viviamo: insultati, duramente percossi, sfiancati nel fisico e nell’animo, i poliziotti, scelti proprio per un’istintiva propensione alla violenza, reagiscono con una carica devastante che non fa distinzione tra possibili alleati che condividono gli stessi valori e i nemici dell’opposto schieramento. Ciò che guida la vita del celerino è la difesa del gruppo cui si appartiene, la fedeltà ai propri fratelli, e l’annichilimento materiale di coloro che minacciano questo gruppo (siano essi ultrà, immigrati da sfrattare, estremisti).

I due punti di forza di un film come Acab sono quelli su cui sarebbe potuto cadere facilmente: gli attori e la sceneggiatura. I primi, nella fattispecie Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele, forniscono interpretazioni che vanno dal convincente al toccante (Giallini sugli scudi) grazie a un’interpretazione animalesca e molto sentita, che mostra come l’esperienza attoriale passi anche attraverso il lavoro sul corpo e sulla micromimica.

La seconda rifugge dai facili schematismi ma anche dalla costruzione delle personalità tramite il bilanciamento dei pesi (un difetto per ogni pregio), delineando una vicenda in cui colpe primordiali - si pensi alla “macelleria messicana” del G8 di Genova, ad esempio - si mescolano senza distinzioni con situazioni oggettivamente al limite dell’umana sopportazione. Senza voler assolvere i suoi protagonisti dagli atti atroci che compiono impunemente, Sollima cerca però di calare lo spettatore nella pelle di questi soldati, seguendo le cicatrici che ne segnano il corpo, scavando nelle ferite subite e inferte a ogni battaglia.

Ciò però più sul piano narrativo che su quello della messa in scena, e qui sta il limite della pellicola. I personaggi infatti sono spesso rappresentati attraverso una serie di topoi, di situazioni emotive e caratteriali facilmente identificabili, forse proveniente da un certo trattamento seriale. Ciò che però delude maggiormente, e limita la forza espressiva dell’opera, è la modestia della messa in scena delle sequenze d’azione, difetto non da poco per quello che è stato definito in sede di conferenza stampa come un “film di genere intelligente”.

Una regia apparentemente nervosa ma sostanzialmente pulita impedisce che ci si identifichi davvero con chi si trova in una situazione di estremo pericolo: impossibile sentirsi davvero partecipi di uno scontro all’arma bianca come quello davanti allo stadio quando la macchina da presa rimane a debita distanza per fare comprendere al meglio l’azione. In questo modo si arriva alla testa di chi guarda, ma non al suo stomaco, forse il traguardo ideale immaginato dai realizzatori di Acab.

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  • nickname Commento numero 1 su ACAB film: trailer e recensione della pellicola che racconta la vita dei celerini

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    Film interessante, il regista di Romanzo Criminale si conferma anche al cinema bravo, sono molto d\'accordo con questa recensione:  http://www.cinefilos.it/v2/tutto-film/recensioni/a-c-a-b-recensione.html Che ne pensate? Scritto il Date —