Vasco Rossi: su Facebook contro il chitarrista Maurizio Solieri

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Ritorna alla carica Vasco Rossi: nessun concerto a Bologna, ma se la prende col suo (ex?) chitarrista, Maurizio Solieri

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A volte ci si chiede davvero perché certe persone non prendano in mano il telefono, non fissino un appuntamento e non si vedano così a quattr’occhi, invece che litigare su Facebook astiosamente, ridicolmente e in maniera del tutto inefficace per via della mediazione e del ritardo insiti nel mezzo.

È quanto successo con - sospiro, l’è semper lu - Vasco Rossi e il suo chitarrista Maurizio Solieri, il quale in un’intervista ha dichiarato che Vasco sarebbe “incazzato col mondo” e che “forse non sta bene”. 

Apriti cielo. Vasco, che non partecipa al concerto di Bologna in favore dei terremotati, ha molto tempo libero e ha quindi scritto una lettera moooolto lunga, ovviamente pubblica e ovviamente commentabile (ovviamente sul social network).

Il succo del discorso, per chi non volesse fare lo sforzo di decifrare l’arduo periodare del rocker di Zocca è questo: Solieri deve stare zitto perché deve tutto a Vasco Rossi, non ha mai saputo rinnovarsi e umanamente pare essere miserrimo.

Il delirio di onnipotenza e l’oscurità del fraseggio raggiunge l’apice, il trionfo, l’apoteosi in questo periodo: È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi  eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare sulle quali io ho scritto le parole le ho fatte diventare vere le ho interpretate e le ho cantate le avete cominciate a scrivere molti anni dopo e comunque ho sempre fatto tutto io.

E comunque ha sempre fatto tutto lui. Applausi.

Ed ecco la missiva

Caro Solieri, ci conosciamo dal 77 quando, vestito con una giacca scozzese da impiegato bancario, e gli occhiali da vista neri, ti incontrai per la prima volta insieme a Sergio Silvestri.. […]

Tu eri amico di Sergio, mi ricordo il primo incontro sui binari del treno…e assunsi anche te perché conoscevi molto la musica americana e inglese ed eri una specie di esperto che a punto radio poteva dare molto.

Poi ti sentii suonare la chitarra una sera al bar e rimasi stupefatto. Suonavi esattamente come oggi. Ed è questo il punto caro Solieri. Da quando abbiamo cominciato nel 78  non sei cambiato di una virgola. Non sei cresciuto…non ti sei evoluto … non ti sei mai perfezionato e sei rimasto nel tuo mondo di assoli molto spettacolari ma poco precisi…e negli anni novanta sono arrivati quelli che non sbagliavano una nota…quelli come Stef. Dovevi essere tu Stef secondo me. Ma tu non lo ammettevi neanche. Ricordi le litigate per gli assoli da dividere e che la dura e spietata legge del rock non ammette ed è molto chiara. Chi suona meglio sta sul palco chi non tiene il passo e rimane indietro va a casa.. e non sono io che lo decido. E’ la storia!..e benvenuto nello spietato e violento mondo del rock!

Poi sei sempre stato un fuoriclasse ma non sei diventato un professionista. Tu suoni solo come vuoi o puoi tu. Infatti non hai mai suonato con nessuno altro. Solo con me. E a un certo punto dopo aver scherzato giocato fatto cazzate di tutti i tipi o diventi un professionista o vai a casa. E io sono diventato un professionista. E ho imparato studiato cercando di migliorare ..ti ricordi come cantavo nell’ 83…con te che suonavi a un volume altissimo, la batteria di Casini nei capelli. Ho dovuto imparare a cantare senza sentirmi. Oggi se mi sento troppo non mi trovo a mio agio.

Dici che ultimamente sembra sia incazzato con il mondo?..forse non sto bene? Ma vai a farti fottere anche te insieme a tutti gli altri..Io incazzato lo sono stato sempre! Col mondo, con me e anche con te!..E non sono mai stato bene. Io sto male! Mi meraviglio che non tu l’abbia mai capito. Ma tu ascoltavi solo la tua chitarra e anche oggi in ogni intervista dimentichi che hai potuto esprimere il tuo talento solo grazie a me. Altrimenti dimmi con che gruppo avresti suonato.? È ora che vi ricordiate ragazzi che io ho cominciato a scrivere le canzoni. Io ho cominciato ad andare davanti alla gente con la mia faccia e il mio nome. Io ho cominciato a cantarle e voi  eravate degli orchestrali e le vostre prime timide musiche che io vi ho consigliato di fare sulle quali io ho scritto le parole le ho fatte diventare vere le ho interpretate e le ho cantate le avete cominciate a scrivere molti anni dopo e comunque ho sempre fatto tutto io. Perché volevo che la musica di Vasco Rossi fosse varia . Eravate tutti sostituibili anche se per me eravate i migliori. L’unico insostituibile ero io. Questa è la realtà caro Solieri. Potevo prendere anche Riky Portera Ti ricordi? Era lui il chitarrista rock per eccellenza a quei tempi. Ti dirò di più da dieci anni, da quando è morto Massimo, io e Guido ogni volta che dobbiamo organizzare un tour e scegliere i musicisti ci dicevamo . ma Solieri. Lo lasciamo a casa? A noi serve un chitarrista ritmico non un altro solista rimasto negli anni ottanta. Poi alla fine per affetto per la storia per i fans decidevamo ogni anno di prenderti.

Questa è la verità caro Solieri. Io ti voglio molto bene. Però te l’ho detto. Se quando fai un’intervista sulla musica di Vasco Rossi sul suo mondo che poi è  il tuo, riesci a non nominarmi mai, non cominci col dire che ringrazi il giorno che mi hai incontrato io che sono molto stanco della tua arroganza e della tua io ti restituisco tutto con questo mio documento che firmo e che pubblico.

Dici che lavori ancora per me ma i nostri rapporti sono solo professionali?

Ma è sempre stato così.  Perché lo dici oggi come fosse strano?

Non ci siamo mai frequentati al di fuori del palco. Mai sentiti per mesi forse incontrati in qualche locale ubriachi, ma mai visti per anni…solo durante i concerti, sul palco, diventiamo fratelli compagni complici più che amici un gruppo rock che suona e fa della musica.

Abbi cura di te

Vasco

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