E ora, dopo Sanremo, che fine farà la credibilità del televoto?

Torniamo per un attimo a Sanremo e alla diatriba sul televoto.

Paolo Bonolis ha vinto la sua sfida, lo ha fatto grazie ad una direzione artistica impeccabile - che ha snellito, modernizzato e ben amalgamato gli elementi della più classica tradizione popolare trionfalmente rappresentata dal Festival - e una presenza scenica sbarazzina ma imponente al tempo stesso: credibilità e dinamismo, su quel palco, non gli sono mai mancati. Insomma, ciò che mi interessava del Festival, la sua anima di varietà serale, mi ha convinto.

Accantoniamo però l'universalmente riconosciuto successo di Bonolis e concentriamoci sulla pericolosa vittoria di Marco Carta.

E' ormai oggettivamente preoccupante il metodo del televoto. Sia bene chiaro, è ottimo per fare soldi, ma è deleterio per qualsiasi trasmissione che si proponga di promuovere talenti o di cercare l'eccellenza (come più volte sbandierato sul palco dell'Ariston). La ragione è semplice: chi - escluse le persone invasate, i fans, i simpatizzanti leggermente esagitati, i ragazzini che mandano sms anche per avvisare gli amici che sono al cesso, oppure coloro che difendono l'appartenenza ad una cultura, ad una città o ad un paese - ha mai mandato un sms per votare un personaggio televisivo? 

Ma c'è un altro aspetto, ben più grave. Affidare il giudizio al popolo vuol dire abbassare immediatamente il livello della risposta. Passi pure per programmi come Amici o il Grande Fratello - in parte è accettabile anche per X Factor, ma solo in parte - ma quando si mette in piedi una gara canora tra artisti navigati e di valore (Dolcenera, Renga, Patty Pravo, Afterhours e così via, aggiungete chi volete, sarà sicuramente meglio del sardo Marco Carta) ammettere l'esistenza del televoto vuol dire uccidere la gara in partenza.

So, per certo, che bambinette esagitate hanno acquistato 5 carte ricaricabili a testa per votare Marco Carta. Sì, Marco Carta, quello che ad Amici era l'unico stonato ma andava avanti comunque ogni settimana. Lui era il vincitore già dall'inizio, lo era perchè i suoi fans sono disposti a tutto. Ma questo è un valore aggiunto? Lo è per le vendite, a me non dà fastidio che il popolo delle "K" inserite in tutte le parole si fiondi a comprare il suo cd, ma non lo è per la cultura (popolare, è vero, ma che comunque dovrebbe avere un minimo di valore o di credibilità).

A me infastidisce che da una gara canora possa uscire come vincitore un ragazzetto che non ha ancora dimostrato nulla nè dal punto di vista autoriale nè canoro. Fossi in un artista di quelli che hanno partecipato a Sanremo mi sentirei umiliato. 

Sono dispiaciuto. Fino a quando Carta era un fenomeno da baraccone ad uso e consumo dei talent show ci si poteva scherzare su senza farsi troppi problemi. Quando invece un non cantante si trasforma ufficialmente in cantante vincendo la più importante gara canora italiana, checche se ne dica, solo perchè ha alle spalle persone disposte a spendere 50 euro in una sera per il proprio idolo, ammettiamo almeno di trovarci di fronte ad un bivio: o lasciamo il mondo televisivo in mano ai 14enni esagitati - scelta plausibile - oppure leviamo il televoto quando ci si propone di creare, o cercare, qualità.

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